Anche il viaggiatore distratto, per quanto sia poco il tempo che passi a Praga, se riesce a mantenere orecchie e mente aperti non può fare a meno di intendere, nel flusso dei dobrý den e prosím, la distanza, la potenza e la bellezza della lingua ceca.
Il ceco è una lingua difficile, poco amichevole, molto lontana dal nostro parlare – eppure anch’io, che l’ho sentita per la prima volta solo pochi giorni fa e non la conosco affatto, ne ho avvertito la ricchezza e l’incanto.
Una lingua viva, pulsante, che si contorce e non si lascia afferrare: “Per meritarla come amante perpetua e assaporarne tenerezze e musica si deve bruciare di passione, solo così un rito antico viene incontro e scandisce una sonorità nuova all’ascolto…”
Una lingua che si sente nel cuore e nello stomaco, si percepisce con il corpo prima ancora di capirla ed elaborarla con la mente: prima anatomia e sensazioni, poi sintassi, vocaboli e semantica.
“Una ragazza ti ha chiesto: che cosa è poesia?
Volevi dirle: già il fatto che esisti, ah sì, che tu esisti,
e che nel tremore e stupore,
che sono testimonianza del miracolo,
soffrendo mi ingelosisco della tua piena bellezza,
e che non posso baciarti e con te non mi posso giacere,
e che non ho nulla, e colui che è sprovvisto di doni
è costretto a cantare…
ma non glielo hai detto, hai taciuto
e lei non ha udito quel canto…”
Vladimír Holan
Il ceco è una lingua difficile, poco amichevole, molto lontana dal nostro parlare – eppure anch’io, che l’ho sentita per la prima volta solo pochi giorni fa e non la conosco affatto, ne ho avvertito la ricchezza e l’incanto.
Una lingua viva, pulsante, che si contorce e non si lascia afferrare: “Per meritarla come amante perpetua e assaporarne tenerezze e musica si deve bruciare di passione, solo così un rito antico viene incontro e scandisce una sonorità nuova all’ascolto…”
Una lingua che si sente nel cuore e nello stomaco, si percepisce con il corpo prima ancora di capirla ed elaborarla con la mente: prima anatomia e sensazioni, poi sintassi, vocaboli e semantica.
“Una ragazza ti ha chiesto: che cosa è poesia?
Volevi dirle: già il fatto che esisti, ah sì, che tu esisti,
e che nel tremore e stupore,
che sono testimonianza del miracolo,
soffrendo mi ingelosisco della tua piena bellezza,
e che non posso baciarti e con te non mi posso giacere,
e che non ho nulla, e colui che è sprovvisto di doni
è costretto a cantare…
ma non glielo hai detto, hai taciuto
e lei non ha udito quel canto…”
Vladimír Holan
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